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Blog Tour di primavera alla scoperta dei Colli Piacentini

Si è svolto nel fine settimana del 17, 18 e 19 aprile 2015 il piccolo blog Tour di primavera organizzato da Podere Casale per la promozione del territorio dei colli piacentini, alla scoperta di agriturismi, cantine, ristoranti, musei e castelli.

Hanno accettato l’invito e partecipato al Tour Claudia Boccini e Francesco Iaccio autori del blog La Bussola e il Diario di Roma e Giovy Malfiori e Gianluca Vecchi collaboratori di Vie del Gusto e autori del blog Emotion Recollected in tranquillity che sono arrivati da Carpi.

I blogger Gianluca, Giovy, Francesco e Claudia con Carla Asti titolare della Cantina Luretta

I bloggers Gianluca, Giovy, Francesco e Claudia con Carla Asti titolare della Cantina Luretta

Oltre all’Azienda Podere Casale promotrice del Tour, hanno aderito all’iniziativa proponendo le proprie prelibatezze enogastronomiche il ristorante Antica Trattoria del Tempio di Vicobarone, l’agriturismo Corte del Gallo di Rivergaro, l’agriturismo Apollo di Ziano Piacentino, l’azienda vitivinicola Luretta ed il ristorante al Contesse di Momeliano.

Hanno inoltre ospitato una parte del Tour anche il Castello di Rivalta ed il Collegio Alberoni di Piacenza permettendo di scoprire le meraviglie storiche, artistiche ed architettoniche che custodiscono da secoli e che oggi offrono al pubblico in visita.

Gli hashtag più utilizzati dai blogger durante il Tour sono stati #PodereCasale, #ColliPiacentini, #ValTidone, #ValLuretta e #ValTrebbia

Nei prossimi giorni verranno pubblicati i post, le foto e gli articoli che descrivono nei dettagli i luoghi visitati, le persone incontrate, le storie ascoltate, le ghiottonerie degustate e le bellezze viste durante questi tre giorni intensi e molto appaganti.

Si è trattato di un’esperienza davvero interessante e piacevole, sia per la simpatia e la professionalità di tutte le persone coinvolte nel progetto, sia per l’opportunità concreta di far conoscere il nostro territorio attraverso questa forma di marketing emozionale che pensiamo possa contribuire a rilanciare la provincia di Piacenza e le sue eccellenze sotto il profilo turistico ma non solo.

Speriamo di essere i precursori per le nostre terre di una buona pratica che in altre zone d’Italia e del mondo è ormai molto utilizzata, e che a Piacenza è solamente agli inizi” ha dichiarato Daniela Carugati, la titolare dell’agriturismo Podere Casale.

Noi auspichiamo che in futuro anche i molti enti pubblici della provincia prendano in seria considerazione questa forma di marketing dei contenuti sostenendo concretamente i privati che hanno già maturato la consapevolezza che la globalizzazione impone di fare rete per affrontare con successo le sfide del presente e soprattutto del prossimo futuro.

“Certamente a Podere Casale organizzeremo altri blog tour”, ci ha confermato Daniela, naturalmente in collaborazione con chi vorrà partecipare.

Di seguito gli articoli pubblicati dai blogger:

Podere Casale agriturismo sui colli piacentini

Piacenza tra salumi e storia

In giro per Colli Piacentini, tutto il gusto della Val Tidone e Luretta

Visitare la Val Tidone

 Agriturismo Apollo

La diga del Molato in Val Tidone

La ciambella con i pinoli di Podere Casale

Antica Trattoria del Tempio

Autunno al Castello di Rivalta

Dalla Val Tidone a Piacenza: 800 anni di storia in un giorno

La Corte del Gallo: agri-ristorante con maneggio

Sui colli piacentini il Castello di Rivalta

In gita alla cantina Luretta ed al ristorante Al Contesse

Sui Colli Piacentini in visita alla Cantina Luretta

Al Contesse ristorante sui Colli Piacentini

Visita al Collegio Alberoni di Piacenza

Val Tidone, autunno al Podere Casale

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aprile 20, 2015 · 1:21 pm

Autunno al Castello di Rivalta

Mancano un paio di settimane alla fine di ottobre 2014 e in una domenica nebbiosa e tipicamente autunnale decidiamo di andare in gita al borgo ed al Castello di Rivalta. La compagnia è ben assortita con moglie, figlia e amica della figlia al seguito, mancherebbe solo il fidatissimo Fido, ma non è ancora il tempo per animali domestici che verranno, se verranno, solo in futuro. In compenso come compagni di viaggio incontriamo la blogger Arianna e suo marito, anche loro in visita al borgo ed al castello.

Quando arriviamo a Rivalta siamo come al solito in ritardo, ma non troppo, e anche se un po’ di corsa riusciamo ad aggregarci alla visita guidata al Castello delle 15:20, appena in tempo.

La guida che ci accompagnerà è giovane, preparata e persino graziosa, il che non guasta, almeno per chi deve ascoltare, che quando chi spiega è di discreta presenza lo si ascolta più volentieri.

I primi passi sono attraverso il giardino settecentesco ed il parco secolare del castello. Le nebbie del mattino si sono diradate ed un tiepido sole autunnale illumina il nostro pomeriggio e avvolge il parco in un’atmosfera molto medioevale. Arriviamo all’ingresso del maniero e una scritta in latino, nel classico stile di quelle che si trovano sulle facciate delle chiese, ci dà il benvenuto: Svevo sanguine aleta

Ingresso al Castello di Rivalta

Ingresso al Castello di Rivalta

 

La guida la traduce gentilmente per noi: “Allietato dal sangue svevo” e poi ci spiega che l’iscrizione serve a ricordare un matrimonio del XIII secolo tra la famiglia Landi, proprietaria del castello, e la potente famiglia di Svevia. Prendiamo nota e proseguiamo.

Mentre ci addentriamo nel cortile gentilizio, ci spiegano che le prime tracce scritte del castello risalgono al 1025, e di come nel corso dei secoli sia stato più volte saccheggiato, distrutto e ricostruito sino all’attuale forma che possiamo far risalire ad alcuni importanti interventi della seconda metà del quattrocento e poi ancora ad ulteriori trasformazioni della seconda metà del settecento.

Il Cortile gentilizio

Il Cortile gentilizio

Ai giorni nostri il castello conta più di cinquanta stanze, alcune tuttora adibite a residenza privata del Conte Zanardi Landi, altre sono invece aperte al pubblico, si possono visitare ed ospitano alcune aree museali.

Il primo ambiente nel quale veniamo introdotti è il salone da ballo, detto anche della giustizia, lungo ben venticinque metri e con un grande camino in arenaria di epoca rinascimentale. Nel salone sono esposte armature di varie epoche, quadri, arazzi, un affresco, mobili del XVII secolo, un soffitto a cassettoni e persino un mosaico araldico sul pavimento.

Sala da Ballo Castello di Rivalta

Sala da Ballo Castello di Rivalta

 

L’ambiente successivo è la sala da pranzo, arredata e decorata con ceramiche e suppellettili della fine del XVIII secolo. Curioso il particolare del “passa vivande” scavato nel muro e che collega con la cucina, creato per impedire che i cuochi entrassero in contatto con i commensali.

Dalla sala da pranzo ci spostiamo alle cucine, riccamente fornite di una notevole collezione di formine in rame ed altri strumenti dei secoli passati utili alla dura vita quotidiana delle epoche passate. Tra i molti ci ha impressionato lo “scalda piedi da viaggio”. Si tratta di una scatola di ferro che veniva riempita con braci ardenti e caricata sulle carrozze. Un’apposita leva consentiva di regolare l’apertura circolare dalla quale lasciar fuoriuscire il calore e poter così riscaldare i piedi e le gambe dei viaggiatori.

Mentre siamo nelle cucine, la guida ci racconta anche la storia del cuoco Giuseppe, assassinato dal maggiordomo geloso del quale aveva insidiato la moglie. Per saperne di più sulla storia del suo fantasma vi rimandiamo a questo articolo sui fantasmi nei castelli piacentini.

Dalle cucine veniamo portati alle cantine ed alle prigioni, passando dal pozzo dove fu ritrovato il cadavere impiccato del cuoco. Nella grande cantina lunga ben trenta metri è conservato un grosso torchio per la pigiatura del vino, mentre le prigioni, utilizzate sino a tutto il XVI secolo sono veramente buie, umide, ed anguste.

Le prigioni del Castello di Rivalta

Le prigioni del Castello di Rivalta

Attraverso uno scenografico scalone settecentesco iniziamo l’ascesa ai livelli superiori del castello e passiamo a visitare alcune delle stanze, come la camera da letto verde con arredi del XVII secolo oppure la camera da letto rossa con arredi del XVI secolo.

Queste camere emozionano per la bellezza delle suppellettili e le atmosfere del passato che inevitabilmente riescono ad evocare.

Nei sottotetti del maniero sono stati ricavati ben tre piccoli musei.

 

La sala delle armi è riccamente fornita di spade, elmi, fucili, sciabole, cannoni, plastici e modellini delle navi coinvolte nella fatidica battaglia navale di Lepanto del 7 ottobre 1571 tra le flotte musulmane dell’Impero ottomano e quelle cristiane della Lega Santa, che riuniva le forze navali della Repubblica di Venezia, della Spagna, dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia e del Granducato di Toscana.  Nel museo sono esposte anche tre bandiere originali con gli stemmi degli Scotti da Sarmato, utilizzate durante la battaglia su alcune navi cristiane.

Museo delle divise militari al Castello di Rivalta

Museo delle divise militari al Castello di Rivalta

Di particolare pregio e grande interesse il museo delle divise militari con oltre novanta divise originali esposte, dal periodo degli stati preunitari sino alla seconda guerra mondiale, tutte appartenute a membri della famiglia Zanardi Landi o altri collezionisti privati.

Molto emozionante anche il museo di arte sacra dove sono esposti arredi, statue, dipinti, paramenti sacri e reliquie. Tra le molte opere esposte ci hanno colpito un Cristo bronzeo del Mochi, lo stesso artista che ha fuso le statue bronzee di piazza Cavalli a Piacenza, ed il campanello bronzeo di Papa Sisto V. In una teca sono esposti anche oggetti provenienti dal Mato Grosso in Brasile, raccolti dall’esploratore piacentino il Conte Stradelli.

Tra questi ultimi reperti ci ha impressionato una grossa tarantola imbalsamata.

Il Torresino

Il Torresino

La parte della visita più impegnativa è stata senza dubbio la salita sulla torre circolare del XV secolo, opera dell’architetto Solari progettista anche del Cremlino di Mosca. E’ stato emozionante non già e non tanto per via dei molti gradini da percorrere, quanto piuttosto per le sensazioni che abbiamo provato arrivati in cima. Oltre alla vista su tutto il territorio circostante, a rendere unica la torre è senza dubbio ciò che si può ancora vedere del crudele “pozzo del taglio” attraverso il quale i condannati a morte venivano lanciati, sino a sfracellarsi su di un letto di lame posto sul fondo. Il pozzo attraversa la torre in tutta la sua altezza, non meno di sessanta metri, ed è visibile, anche perché la scala che sale verso l’alto lo costeggia. Soltanto la camera ubicata nel basamento è stata chiusa al pubblico e quindi il letto con le lame possiamo solo immaginarlo.

Pozzo del Taglio nel  Castello di Rivalta

Pozzo del Taglio nel Castello di Rivalta

Prima di lasciare il castello, siamo stati accompagnati nell’ultimo ambiente, la sala da biliardo: finemente affrescata e con esposte numerose foto di famiglia in compagnia di molte personalità della politica e dello spettacolo sia italiane che straniere in visita al castello.

Visitare il castello di Rivalta è stato piacevole e il prezzo del biglietto certamente ben speso.

 

 

 

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ottobre 29, 2014 · 10:18 am

Antica Trattoria del Tempio

Antica Trattoria del TempioIl locale ha una fama consolidata di indirizzo sicuro per chi sa apprezzare ospitalità e tradizione. Situata al centro della frazione di Vicobarone, adiacente all’agriturismo Podere Casale, la Trattoria del Tempio offre una cucina di confine tra Emilia e Lombardia: i ravioli al taleggio e i tortelli alla piacentina qui si sfidano in eccellenza.

Ma la cucina non si limita ovviamente solo a questo: la carta è ridondante di proposte che vanno dal classico antipasto di salumi piacentini, servito con gnocco fritto, ai voulevant, crostini con una fantastica crema a base di funghi; dai pisarei e fasò alle paste ripiene di cui sopra, agli anolini; l’offerta di carne domina la lista dei secondi piatti, cucinati secondo tradizione come gli arrosti, le faraone e la picula ad’caval; i dolci invece soddisfano appieno ogni golosità, con nomi come zabaione caldo al Marsala con i cantuccini e il salame al cioccolato della casa genuino.

Il locale è accogliente, suddiviso in due sale interne e un portico per i pranzi estivi, dove ci si può dilungare anche per una tradizionale merenda pomeridiana a base di salumi piacentini. Non manca la gentilezza da queste parti: il titolare e la moglie, oltre al personale di sala, hanno improntato alla più genuina cordialità il proprio lavoro e questo è un elemento che fa la differenza, soprattutto per chi arriva in queste valli in fuga dal caos metropolitano.

Nulla di meglio che una buona bottiglia di Ortrugo o Gutturnio, abbinata alla cucina del Tempio, per ritemprarsi rapidamente e decidere di approfondire la conoscenza della Val Tidone, angolo di Toscana in cuor d‘Emilia.

Antica Trattoria del Tempio
Via Creta, 6
Vicobarone di Ziano P.no (PC)
Tel. 0523 868263
Chiuso il mercoledì

Recensione a cura di Luigi Franchi

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maggio 17, 2014 · 3:21 pm

Castell’Arquato città d’arte

Castell'ArquatoA metà strada tra Piacenza e Parma a poco più di un’ora di macchina da Milano, in posizione dominante sopra la valle d’Arda, si erge maestoso il Borgo medievale di Castell’Arquato.

Sono molte e tutte interessanti le attrazioni offerte da questo luogo magico dove il tempo sembra essersi fermato.

Vale la pena per un’escursione passeggiando nei suoi vicoli molto caratteristici. Scarpe comode sono consigliate perché le strade sono a ciottoli ed in salita fino alla piazza principale, che è molto curata come tutta la parte alta del paese. La strada per arrivarci è a dir poco spettacolare, forse può sembrare esagerato ma i colli piacentini offrono alcuni  tra i migliori panorami d’Italia, davvero mettono tranquillità e serenità. Da non perdere anche la strada che porta fino a Vigoleno in mezzo a colline con ampie distese di vigneti che si arrampicano su per i colli.

Fulcro del bellissimo borgo di Castell’Arquato, dove è stato girato parte del film Ladyhawke, è una chiese d’origine medioevale con museo annesso che merita un’attenta visita a pochi passi dalla rocca.  Una perla medioevale incastonata in una piazza che ti catapulta in dietro di 1000 anni. Per gli amanti del genere una tappa irrinunciabile perché di posti così ce ne sono pochi. In sintesi è terribilmente affascinante.

La Collegiata di Santa Maria Assunta è infatti molto buia, purtroppo appena si entra questa è la prima impressione, e non ci sono molti punti luce dall’esterno, e probabilmente l’ambiente è illuminato solo durante le funzioni. Comunque le grandi arcate interne in stile gotico e questa sua poca luce rendono l’ambiente un po’ simile alle chiese del nord Europa e perciò  ammirandola con calma è veramente incantevole. E’ una chiesa del 1200 molto grande con soffitto a cassettoni e tipicamente spoglia. Potrebbe mettere in soggezione da quanto è austera, eppure  si manifesta in tutta la sua pulita bellezza.

La cappella di S.Caterina è particolare, con affreschi bellissimi così come il bel dipinto di Santa Rita da Cascia.

Dal loggiato è possibile rimirare la follia della torre comunale pentagonale e a pagamento è possibile visitare anche il chiostro.

Il museo è interamente costituito con oggetti sacri e preziosi, e per un occhio poco interessato può essere noioso, ma merita, insieme alle torri della rocca e al palazzo del Municipio.

La splendida rocca viscontea risalente alla metà del 1300 è di proprietà comunale che ne consente la visite a pagamento. Accompagnati da una guida che illustrerà le vicende inerenti il castello si possono poi affrontare i 100 gradini che portano sulla torre da cui si gode un panorama unico.

Non ci si aspetta tanta bellezza da un piccolo paesino come Castell’Arquato! E invece offre emozioni mozzafiato e tante interessanti notizie da apprendere!

In zona potrete anche mangiare e bere bene e a prezzi ragionevoli. Se poi desiderate fermarvi  per il fine settimana o per una vacanza più prolungata immersi nel verde, nella vicina Val Tidone troverete molti agriturismi dove trasformare in realtà il soggiorno in collina che avete sempre sognato.

Foto: wikipedia

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aprile 17, 2014 · 3:28 pm

Cinque castelli da visitare nel piacentino

Torresino di Rivalta

Torresino di Rivalta

Il territorio circostante la città di Piacenza è una zona di intenso incastellamento, determinato dall’importante posizione strategica della zona.

Sono più di quattrocento i castelli, i fortilizi, le torri di avvistamento con funzioni difensive costruite a partire dall’epoca romana sia nella fascia pianeggiante lungo il fiume Po sia sulla fascia collinare.

Piacenza, infatti, fu sin dall’antichità crocevia logistico ed importante centro agricolo e commerciale. Per la città passavano la via Emilia che collegava Milano a Rimini e la via Postumia che collegava Genova al porto di Aquileia sul mar Adriatico.

Durante il medioevo il territorio piacentino fu anche attraversato dalla via Francigena utilizzata dai pellegrini che dal centro Europa si recavano a Roma.

A presidio e controllo di questi percorsi sorsero quindi numerosi castelli in ogni vallata della provincia, costruiti dalle nobili famiglie fedeli a Carlo Magno investite dei diritti feudali sulle terre circostanti.  I cinque manieri più conosciuti ed aperti al pubblico sono tutti soci dell’associazione di promozione turistica i Castelli del Ducato di Parma e Piacenza e sono, in rigoroso ordine alfabetico:

il castello di Agazzano, il castello di Gropparello, il castello di Rivalta, la Rocca d’Olgisio la Rocca di Castell’Arquato.

Tutti questi luoghi sono ricchi di fascino e mistero, tutti questi castelli sono protagonisti di leggende, spesso legate a storie di fantasmi. La provincia di Piacenza sembra infatti essere una delle zone più infestate da spiriti e presenze.

Comunque, anche per i più scettici, la bellezza di questi monumenti del passato hanno da offrire tutta la propria storia secolare fatta di battaglie, assedi, conquiste, ma anche feste, ricevimenti e vita mondana.

Un itinerario organizzato per visitare questi maestosi edifici, Vi consentirà anche di entrare in contatto con i tesori enogastronomici che il territorio piacentino può offrire. Sarà così possibile scoprire i formaggi, i salumi, gli ottimi vini come Gutturnio e Ortrugo ed i numerosi piatti della tradizione locale, come i tortelli con la coda burro e salvia o i famosi pisarei e fasö

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marzo 8, 2014 · 9:33 am

Alla scoperta della via Emilia da Piacenza a Milano

La via Emilia era un’antica strada romana che collegava Rimini alla città di Mediolanum, la odierna Milano, attraversando tutta l’Emilia Romagna. Questa significativa arteria stradale si congiungeva a Sud alla via Flaminia che da Rimini giungeva a Roma attraverso gli Appennini e a Nord alla via Postumia che da Genova, passando da Piacenza, attraversava tutta la pianura padana sino ad arrivare sul mar Adriatico alla città di Aquileia con il suo importante porto.

Con questo breve contributo vogliamo occuparci dell’ultimo tratto della via Emilia che congiungeva Piacenza a Milano passando da Lodi e altri graziosi borghi agricoli ricompresi tra queste due città.

Palazzo Gotico di notte

Palazzo Gotico Piacenza

Lasciata Piacenza alle spalle ed attraversato il fiume Po, il primo comune che si incontra è San Rocco al Porto. Il nome trae origini dalle vicende di San Rocco che malato di peste si ritirò nei boschi situati sulle rive del fiume per curarsi. Inoltre in corrispondenza del borgo esisteva un attracco fluviale utilizzato per l’attraversamento del fiume e collegare così Piacenza alla Lombardia.

Procedendo lungo la strada statale 9, l’attuale via Emilia, si giunge al successivo borgo di Casalpusterlengo. Si tratta di una cittadina di circa quindicimila abitanti, conosciuta soprattutto per essere stata teatro di diversi fatti d’arme nel corso dei secoli. Il luogo di maggior pregio storico è la piazza del Popolo sulla quale affacciano la chiesa dei SS. Bartolomeo e Martino costruita nel secolo XIV. A breve distanza si erge anche la torre Pusterla, ciò che rimane dell’antico castello. La camera dove dormì Napoleone Bonaparte è stata conservata, mentre a Garibaldi è dedicata una lapide che ne ricorda il passaggio in città.

La tappa successiva del nostro viaggio ci conduce a Lodi, una graziosa cittadina ricca di storia e di monumenti di sicuro interesse artistico e turistico, sia civili che religiosi. Tra questi vogliamo ricordare anzitutto il Duomo dedicato alla Vergine Assunta. L’inizio della sua edificazione risale al 3 agosto 1158, stesso giorno in cui la città fu fondata da Federico Barbarossa. La facciata asimmetrica in cotto è in stile tipicamente romanico, anche se l’alto protiro è di derivazione gotica ed il grande rosone risulta di impronta rinascimentale. L’interno è a tre navate coperte da volte a crociera e custodisce rilevanti opere d’arte, tra cui un polittico di Callisto Piazza. La parte più arcaica della basilica è la cripta, dove sono conservate le reliquie di San Bassiano patrono della città.

Quasi giunti alle porte di Milano, la via Emilia attraversa il comune di Melegnano, un tempo conosciuto come Merignano. Il borgo fu distrutto da Federico II nel 1239, ma i milanesi lo ricostruirono dotandolo nel 1243 di un castello che è giunto sino ai nostri giorni e rappresenta il monumento più significativo della città. GianGaleazzo Visconti morì nel castello di Melegnano nel 1402, mentre Francesco I di Francia, nelle campagne circostanti, vinse la famosa Battaglia dei Giganti del 13-14 settembre 1515 contro gli svizzeri. Nei giorni successivi visse nella Cascina Roma di San Donato, dove i nobili milanesi si recarono per sottomettersi e ossequiarlo.

La via Emilia procede quindi sin dentro la città di Milano e termina idealmente a Porta Romana, portando con sé tutto il fascino e l’interesse per le vicende storiche che lungo il suo tragitto si sono susseguite nel corso dei secoli.

 

 

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febbraio 23, 2014 · 2:25 pm